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15 dicembre 2019

Stefano Celi (#Vival): «I nostri vini raccontano il territorio»


Proponiamo questa settimana l'intervista a Stefano Celi, Presidente di Vival.


Cosa è Vival?
E' l'associazione dei viticultori della Valle d'Aosta e raggruppa una trentina dei produttori vitivinicoli e rappresenta circa l'85% della produzione enologica valdostana.

Cosa fate per i vostri associati?  
Curiamo i rapporti con l'amministrazione regionale prima di tutto, ma anche con altri organismi locali, nazionali e internazionali interessati al modo vitivinicolo sia per eventuali provvedimenti legislativi di nostro interesse sia per la promozione dei nostri prodotti. Oragnizziamo, ad esempio, la partecipazione al Vinitaly e anche ad altre manifestazioni e ci stiamo preparando a Vins etrêmes che sarà ospitato questo fine settimana al Forte di Bard.

Dal vostro osservatorio cosa si può dire sul mondo vitivinicolo valdostano?
E' un mondo abbastanza vivace, in leggera crescita anche se c'è un fenomeno di abbandono da parte di alcuni viticultori anziani con alcuni terreni più marginali, però allo stesso tempo ci sono anche molti giovani che si stanno avvicinando a questo mondo e intendono produrre vino.

La vendemmia come è andata?
La quantità è un po' più scarsa per via delle condizioni climatiche, in particolare della prolungata siccità, però avremo dei vini di grande qualità, di lunga conservaibilità, quindi da invecchiamento e questa è una bella notizia.

Siete stati anche al Vinitaly: come sono stati accolti i vini valdostani?
Nel panorama nazionale siamo una piccolissima nicchia, però c'è interesse. Anche i mercati esteri sono un po' stufi dei soliti vini che ormai da decenni bevono e cercano qualcosa di nuovo, in particolare le piccole produzioni. Noi in Valle d'Aosta in primis, ma anche altre località di queste viticulture cosiddette eroiche dove la produzione è piccola ma la qualità è molto alta. Inoltre spesso provengono da vitigni autoctoni che esistono soltanto in queste zone, la rarità li fa apprezzare anche perché permettono di raccontare un territorio. Se i nostri vini hanno delle qualità e anche, purtroppo, dei prezzi più elevati è dovuto ad un territorio che ci permette di fare anche della viticoltura di grande qualità a basso impatto ambientale con però molte ore di lavoro. E questo è tutto da raccontare.

Avete organizzato Vins extremes? Di cosa si tratta?
E' un salone dedicato ai vini di viticoltura eroica, ospitato il 30 novembre e il 1° dicembre al Forte di Bard dove erano presenti non soltanto viticultori valdostani ma produttori da zone a viticoltura estrema, a viticoltura eroica con i loro prodotti. Sarà un momento di confronto, di racconto e di degustazione.

Diamo un po’ di numeri della manifestazione…
Una sessantina di aziende espositrici di cui è sttao possibile assaggiare i vini e colloquiare con il produttore. Si è potuto anche degustare i 300 vini premiati al Mondial del Vins extrêmes del Cervim di quest'anno. Tutti vini di grande eccellenza, provenienti da ogni parte del mondo, che hanno preso più di 89 punti. 

Uno dei temi sarà “Da UNESCO e FAO nuovi strumenti per la valorizzazione dei paesaggi viticoli eroici”...
Indubbiamente i nostri territori ci danno dei paesaggi stupendi e questo è un elemento di grande attrazione quindi siamo inevitabilmente molto legati al mondo del turismo. In questi anni si parla molto di enoturismo e in questi organismi si sta approfondendo l'analisi della valorizzazione del legame fra prodotto e territorio.

La viticoltura eroica è in luoghi anche un po' inaspettati...
Certo avremo un'azienda che arriva da Ustica, dal Principato di Andorra. Al Concorso si sono presentati vini provenienti dal libano, dalla Palestina, da Capo Verde, dalla Bolivia, dal Perù, dalla Georgia, dal Kazakistan. Tante sorprese per tutti.

Novità per il 2020?
L'ultima domenica di maggio ci sarà Cantine Aperte, appuntamento che si svolge a livello nazionale da oltre 25 anni dove il visitatore, l'enoturista, l'appassionato può entrare direttamente in cantina, parlare con il produttore, vedere dove e come è prodotto il vino, assaggiarlo e così entrare proprio in contatto con la materia. Continuerà ovviamente il nostro supporto alle imprese valdostane: dal Vinitaly ad altri eventi dove siamo invitati a rappresentare la Valle d'Aosta con i nostri bellissimi vini.

Un sogno come associazione da realizzare?
Sicuramente che il comparto sia unito e lotti insieme per promuovere il vino e per le necesità del settore. E poi che la gente beva, lo faccia con cognizione di causa, il giusto, e sia curiosa di andare a cercare anche ciò che è meno famoso che può veramente regalare delle bellissime sorprese.

14 giugno 2019

Hervé Grosjean (#GrosjeanVini): «Grazie nonno Delfino...»

Simon e Hervé Grosjean
Questa settimana proponiamo l’intervista a Hervé Grosjean della Grosjean Vins.

Come è andato il Vinitaly? 
Molto bene. Siamo molto contenti. Un grande lavoro, un lavoro importante per noi perché non siamo abituati a fare grande comunicazione però con questo Vinitaly abbiamo veramente capito il forte interesse che c’è nel mondo del vino verso la nostra viticoltura eroica. Un grande successo e dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione perché, secondo me, nei prossimi anni possiamo soltanto migliorare.

Che impressione vi siete fatti sul mercato del vino?
Noi ci siamo sempre resi conto delle nostre piccole dimensioni. Siamo piccolissimi per il panorama
vitivinicolo valdostano però questo interesse va oltre la superficie, oltre il numero di bottiglie. Ci
siamo resi conto che se si lavora con qualità, dedizione e più che altro si cerca di trasmettere quello che il territorio dà e può dare e viene tramandato all’interno del nostro calice di vino, si ottengono dei risultati importanti. Non è il numero di bottiglie prodotte a fare la differenza oggi, ma la qualità che si
riesce a mettere all’interno di un calice. Siamo tutte aziende familiari in Valle d’Aosta. Io dico
sempre che siamo ammalati di viticoltura, una sana malattia. Qualcosa che va oltre la dedizione,
la passione, qualcosa che ti rimane addosso e cresce dentro di te. Quando io racconto i vini Grosjean
racconto anche l’amore e la passione che ho rispetto a questo lavoro e al nostro territorio.

Per il terzo anno Wine spectator vi ha segnalato. Che cosa li ha colpiti di più della vostra produzione…
E’ da tre anni che Wine spectator ci segnala tra i 100 migliori produttori italiani. E’ un qualcosa che è difficile da descrivere. Per noi appena arrivati in azienda è qualcosa che gratifica il lavoro fatto dai nostri genitori, da nostro nonno e quanto stiamo facendo noi adesso. Wine Spectator è la rivista più quotata in America, ma pure a livello europeo è molto importante. Essere presenti in quel panorama enologico-viticolo, con quei grandissimi nomi che ci accompagnano, è veramente un grande piacere. E poi ci fa piacere essere presenti alla degustazione che diventa un grande tasting e ci dà la possibilità di assaggiare questi 100 vini e questo vuol dire tanto. Ci permette di capire la lungimiranza di nostro nonno e dei nostri genitori quando piantarono, ormai 50 anni fa, la vigna Tzeriat, da cui oggi ricaviamo il pinot nero che è stato premiato. E poi assaggiando questo vino, fresco, leggero, con un’alta bevibilità se ne coglie il senso in mezzo a tanti baroli, tanti montepulciano e anche spumanti
di alta qualità. Spiccava molto bene e questa è una gratificazione ancora importante perché anche se siamo su un territorio con un clima diverso, un terreno molto più povero dove non possiamo esprimere grande corpo, grande struttura con i nostri vini, la freschezza e l’eleganza dei nostri vini
sono comunque molto apprezzate.

Quanto export fate?
Potrebbe essere molto più grande, ma al momento si attesta intorno al 50%. La nostra politica è sempre stata molto presente sul territorio valdostano. L’estero comunque sta crescendo in quanto i nostri vini fanno gola in tanti paesi.

Dove esportate?
Noi produciamo 120mila bottiglie all’anno. Purtroppo arriviamo da due annate, soprattutto la
2017, non troppo positive. Esportiamo soprattutto negli Stati Uniti. Lavoriamo ormai da 25 anni
con un importatore che è diventato uno di famiglia. Noi puntiamo ad essere presenti un po’  dappertutto, magari non con grandissime quantità, ma cercando di fare delle piccole spedizioni
in più stati. Uno degli obiettivi di quest’ultimo Vinitaly era essere presenti in Europa, in Asia e
anche in America

L’ultima vendemmia è andata un po’ meglio...
Sì. Decisamente. Anche se abbiamo dovuto lavorare tantissimo con due annate nello stesso anno.
Da una parte una primavera molto piovosa, anche fresca, con precipitazioni molto frequenti,
ben 22 giorni di pioggia a maggio, e noi visto che siamo certificati Bio dal 2011 abbiamo dovuto
lottare parecchio. E poi dal 25 maggio ai primi di luglio c’è stata una seconda annata secca e
ventilata e, quindi, siamo ritornati sulle caratteristiche principali della nostra regione, cioè aridità
e tanto vento e questo ci ha permesso comunque di realizzare un’ottima qualità, particolarmente
importante per i nostri vini con ottime maturazioni e siamo arrivati a settembre-ottobre con un grappolo sano. 

E’ mancato nonno Delfino un grande protagonista del mondo del vino valdostano?
Spesso ci viene in mente quello che il nonno ci ha trasmesso. Io dico sempre che il nonno non è mai stato un protagonista nel mondo del vino a parole, ma lo è stato nei fatti. Anche a casa lui non ha mai troppo parlato, ma ci faceva capire tutto con il lavoro, con la dedizione. Fino a 90 anni si alzava presto al mattino. Era il primo ad uscire dal portone di casa e non dico l’ultimo a rientrare, ma quasi. Ha saputo cambiare completamente la vita della propria famiglia e riscoprire un’agricoltura che all’epoca non esisteva più, la viticoltura. Quindi grazie nonno.

Come si rimane competitivi nel vostro settore?
Sicuramente grande lavoro, grande dedizione, una super attenzione al dettaglio. Soprattutto in vigneto cercare di trovare zone vocate importanti, dove magari è più difficile lavorare, abbiamo più ore di lavoro però abbiamo una qualità maggiore. L'attenzione al dettaglio per arrivar al massimo della qualità questo fa sì di cercare di rimanere in un range qualitativo molto alto.

Novità per il 2019?
Vogliamo ampliare le serate di degustazione che proporremo al vigneto Rovettaz questa estate,
cioè il nostro evento denominato “Tramonti divini”. Sarà un qualche cosa che entrerà in agenda
fisso tutti gli anni. Vi aspettiamo quest’estate a partire dalla fine di luglio, nei nostri vigneti
non soltanto per assaggiare i vini di annata, ma anche per qualche annata più storica.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Il primo sogno si è già realizzato qualche anno fa quando siamo riusciti a continuare a portare avanti quanto creato in passato dai nostri genitori con grandissimi sacrifici. Questo ci rende molto orgogliosi ed era un sogno che avevamo fin da bambini senza nessuna forzatura da parte dei nostri genitori. Oggi è tutto più facile perché siamo in un momento in cui c’è una grande richiesta dei nostri vini . 40
anni fa non era così. Nei prossimi anni invece io auspico – e non soltanto come Grosjean Vins ma come viticoltura valdostana – di farci conoscere ancora di più e far capire al mondo intero che in Valle d’Aosta oltre a delle bellissime montagne e un bellissimo paesaggio si fanno dei prodotti di altissima qualità a livello enogastronomico.

11 aprile 2019

Hervé Grosjean (#Grosjean Vins) ospite il 12 aprile a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 12 aprile, alle 9,35, ventinovesima puntata del nuovo ciclo di ImpresaVda su Radio Proposta in BluIn studio Hervé Grosjean di Grosjean Vins.

A circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

27 ottobre 2018

Sandro Theodule (#CrottadeVegneron): «#Vendemmia ottima per qualità e quantità»

Questa settimana p r o p o n i a m o l’intervista a Sandro Théodule, Presidente della Crotta di Vegneron di Chambave. 

70 soci, duecentomila bottiglie sono numeri importanti per la Valle d’Aosta…
Sono dei piccoli numeri in una piccola regione, quella che ha la minor produzione di vino a livello italiano. Oggi la nostra regione si attesta intorno ai 2 milioni e mezzo di bottiglie. Siamo un’azienda mediogrande. 

E ora avete anche una nuova sede. Avevate bisogno di più spazio? 
L’esigenza è nata da tempo. Avevamo delle carenze di spazio soprattutto per quanto riguarda i magazzini. Fino allo scorso anno avevamo preso in affitto un magazzino a Châtillon, quindi anche molto distante dalla nostra sede produttiva con conseguenti costi di trasporto importanti. Inizialmente avevamo pensato di costruire soltanto il magazzino ma poi visto che la cantina dove produciamo ha una certa età ed è ovviamente non di proprietà, abbiamo deciso di costruire una nuova sede che sarà definitiva anche per quanto riguarda la produzione. Al momento in questa nuova sede abbiamo ovviamente il magazzino che ci mancava, tutti gli uffici amministrativi e il punto vendita. 

Ricordiamo quali sono le tipologie di vino che commercializzate... 
Sono più di dieci. Fra i bianchi il muller, la petite arvine, la malvoisie di Nus e chiaramente il muscat che oltre ad essere il vino più prodotto è anche quello che più di tutti rappresenta la nostra identità di cantina. Lo Chambave muscat è quello che ci ha fatto conoscere in giro per l’Italia, e non solo, sia nella versione secca che in quella passita. Poi abbiamo dei rossi: gamay, pinot nero, Chambave rouge che ricordiamo è un petit rouge fino al Sirah che rappresenta un po’ una novità in quanto lo  produciamo in purezza, mentre prima era utilizzato come uvaggio nello Chambave superieur e, infine, ovviamente il fumin. Per poi passare in ultimo agli spumanti
con un metodo charmat il Refrain e uno classico il 4478. Inoltre siamo rimasti
l’unica distilleria, accanto alle due storiche La Valdôtaine e Saint-Roch, e facciamo
le nostre grappe direttamente in azienda. 

Quanto incide il turista sul fronte della vendita diretta?
Il turista è importante sia in termini diretti che indiretti. Noi abbiamo un punto vendita ed è importante per il nostro fatturato. E lo è ancora di più se pensiamo che il mercato
valdostano rappresenta il 60% del nostro fatturato. E ovviamente i nostri clienti – Hôtel, ristoranti, esercizi commerciali – vendono e propongono i nostri prodotti soprattutto al turista.

Come è stata l’ultima vendemmia?  
E’ sicuramente una buona annata sia in termini qualitativi, ma pure quantitativi, ci avviciniamo infatti a quanto raccolto nel al 2016 e con una qualità superiore. E’ chiaro che veniamo da un 2017 che è stata una annata terribile.

Gestire una cooperativa non è mai stato semplice, ma oggi forse è più complicato di un tempo. E’ vero?  
Come tutto gli imprenditori anche io mi lamento per il crescere degli adempimenti burocratici. Anzi l’introduzione degli strumenti informatici sembra ulteriormente aumentata e richiede una quantità di tempo impressionante. Non solo in questo momento gestire una impresa deve essere comunque un impegno costante dal punto di vista gestionale. L’amministratore che lavora in una società deve avere sempre sotto controllo l’andamento e quindi vendite, pagamenti, produzione quant’altro. Prova ne è che noi abbiamo da anni del personale che si occupa di tutto l’aspetto gestionale ovviamente coordinato dal sottoscritto. Anche sul fronte produttivo abbiamo un enologo a tempo pieno che coordinato con noi soci, al consiglio di amministrazione e ad un agronomo seguiamo tutta la produzione dei vigneti. Tutto questo perché nel tempo come azienda abbiamo cominciato ad affermarci non soltanto in campo regionale ma nazionale e internazionale e il vino valdostano sta prendendo piede e comincia da interessare perché ha una sua identità. La cura del vigneto è fondamentale. Ritornando però al tema di partenza è chiaro che gli adempimenti burocratici legati al mondo del vino sono tanti ma questo significa anche che è un prodotto altamente controllato.

Il mondo del vino valdostano comunque sembra in buona salute…

Assolutamente. Riscontriamo grande interesse da parte del mercato.

Iniziative per il 2019?

Il prossimo anno ci sarà il sessantesimo anniversario della Festa dell’Uva di Chambave che sarà per noi e per il territorio un avvenimento importante. Vedremo di solennizzare maggiormente l’evento.

Qual è la situazione del vostro export?

Siamo in crescita. A livello europeo siamo presenti in Germania, Svizzera, Finlandia, Ucraina, Russia. Al di fuori dell’Europa Stati Uniti, Giappone, Canada e recentemente Corea del Sud. Prossimamente avremo in visita per una degustazione un gruppo di turisti cinesi. A fine ottobre avremo anche una delegazione di ucraini che verranno a visitare la nostra cantina.

Un sogno cooperativo-imprenditoriale da realizzare?

Poter portare anche la cantina produttiva nella nuova sede ovviamente.

17 marzo 2017

Nicola Rosset (#Saint-Roch): «Prodotti del territorio e qualità internazionale»



Questa settimana intervistiamo Nicola Rosset, AD della Saint-Roch

So che ci sono buone notizie da New York. Che cosa possiamo dire?
Siamo contenti di poter dire che abbiamo finalmente trovato un accordo con un'azienda importatrice su un prodotto di punta che è l'amara Ebo Lebo, che arriverà a New York nella catena eataly attraverso un'azienda del Gruppo Bastianich. Dopo un anno di collaborazione, soprattutto dopo aver affrontato tuttii vari esami richiesta dalle dogane americane finalmente possiamo arrivare negli Stati Uniti e in particolare a New York.

Lo stabilimento sta subendo una metamorfosi molto importante...
Lo stabilimento è la casa della nostra impresa. La nostra impresa nasce a Quart nel 1968. Ed era il primo stabilimento prefabbricato ad arrivare in Valle d'Aosta. Da questo punto di vista ci fu da parte di mio padre una buona lungimiranza. Detto questo lo stabilimento deve seguire le trasformazioni dell'azienda. Oggi come oggi la Saint-Roch si è rivolta ad altri settori e, pur mantenenendone la storicità che non voglio perdere, stiamo rifacendo tutta una serie di servizi che oggi sono necessari. Una volta lo stabilimento era costruito per dare privacy alla produzione. Oggi noi vogliamo mostrare quello che facciamo, mettendolo in evidenza per chi viene dall'esterno, mostrando come lo facciamo, con cosa e quando.

Questi anni sono stati caratterizzati da grossi investimenti...
La distilleria Saint-Roch ha cambiato pelle quando decisi di continuare la nostra avventura imprenditoriale in Valle d'Aosta dopo la cessione di Napapijry. In quel momento decisi di fare degli investimenti mirati a collegare l'azienda sempre di più con il territorio. Da quel punto di vista furono degli investimenti trasversali: sulla produzione, per cui nuova distilleria e nuovi impianti di produzione, e anche puntando alla completa ecocompatibilità. Tutta la nostra energia è prodotta da pannelli fotovoltaici e riscaldamento prodotto da pellet. Furono degli investimenti importanti che oggi iniziano a dare i loro risultati. Anche la strategia aziendale è cambiata. L'azienda non è soltanto più trasformatrice ma ha sviluppato al suo intreno un'altra azienda, che è quella gricola, che ha continuato ad investire in attività come vigneti, produzione dello zafferano, di lamponi e la coltivazione di genepy, che per noi è un importante fiore all'occhiello. Questi sono investimenti che danno risultato nei tempi lunghi. Ma inizamo oggi a vedere i primi risultati soprattutto sul fronte della qualità. E i nostri clienti se ne sono accorti. Investimenti che continuano su una strada avviata dieci anni fa.

In una recente intervista avete parlato di prodotti del territorio diq ualità internazionale. Cosa significa?
Abbiamo capito di avere dei prodotti di qualità e talvolta peccavamo di provincialismo, semplicemente contenti di stare a casa nostra. Oggi noi riteniamo che questi prodotti siano di una qualità eccezionale e per capire se sono veramente devono confrontarsi con i mercati internazionali. Non avremo mai grossi numeri, ma abbiamo dei prodotti che sono riusciti ad emergere...

E così si spiega il premio del Gin Levi in terra inglese...
E' stata una sorpresa. Da due anni studiavamo il Gin che non doveva essere soltanto buono, ma anche caratteristico, cioè di ginepro valdostano, raccolto anche in proprietà nostre, e doveva essere una monobotanica per dare uno spaccato fortemente connotato al ginepro di montagna. Lo abbiamo mandato a Londra, non aspettandoci questo premio, che invece è arrivato dandoci grande soddisfazione.

La tradizione dei liquori in famiglia è antica, la produzione di vino è più recente. C'è stata una contaminazione tra questi due mondi produttivi simili ma differenti...
Naturalmente sì. Prima di tutto la tradizione dei liquori è quella della grappa per cui noi abbiamo sempre avuto come filiera il ragionamento sulla vinaccia che è il residuo della vinificazione per cui c'è sempre stato un rapporto intenso fra i produttori, gli agricoltori e la distilleria. Direi però che in famiglia Rosset la produzione del vino in qunato alimento c'è sempre stata. Non parlerei soltanto di una contaminazione fra i due mondi, ma di una scelta imprenditoriale nostra di voler se non fonderli renderli sinergici. Da questo punto di vista delle capacità nella produzione e nella trasformazione sono state trasferite nell'ambito dell'agricoltura e delle capacità molto importanti legate alla comprensione del prodotto le abbiamo imparate dagli agricoltori.

Chi visita il vostro showroom si accorge delle tante partnership…. Vi sentite come un volano economico per il territorio?
Più ch evolano ci sentiamo integrati in un territorio. La partnership è stata anche il risultato di una scelta imprenditoriale molto specifica. Non mi piace un'azienda che faccia tutto per cui abbiamo scelto degli interpreti di primo piano quali produttori e abbiamo voluto lavorare con loro portando la nostra capacità, la nostra conoscenza e i nostri prodotti facendoli lavorare a chi è già capace e non nascondendo al cliente che questi prodotti sono fatti da esperti del settore. Cito Trione nell'ambito del panetto al Genepy, Les Bières du Grand-Saint-Bernard per quanto riguarda la birra Artemisia. Da questo punto di vista credo che queste sinergie facciano bene a tutti perchè trovano sbocchi commerciali differenti e possono essere utili ad entrambi.

 Progetti per il 2017?
La prima è la nuova cantina per l'invecchiamento dei distillati che sarà presto aperta al pubblico, al massimo entro un paio di mesi, e questo permetterà di vedere direttamente ai nostri clienti come noi invecchiamo realmente i nostri prodotti. L'altro passaggio è che stiamo partendo con la costruzione di una nuova cantina di vinificazione sempre all'interno dello stabilimento. Era necessario perchè siamo cresciuti dimensionalmente. Spero di avere completato questi investimenti per noi molto importanti nel corso del 2017, senza dimenticare che abbiamo acquisito e messo a dimora tre ettari di vigneto tra Chambave e Villeneuve già produttivi nel corso del 2017.

Si amplierà anche lo spettro delle produzioni?
Sì, ma anche i numeri di alcune produzioni aumenteranno, in quanto questi sbocchi all'estero ci fanno capire che un certo numero di bottiglie sono necessarie per affrontare il mercato...

Il vino valdostano è ricercato...
Non solo il vino. Anche il concetto Valle d'Aosta sta cominciando ad essere apprezzato all'estero, naturalmente deve rispondere con dei prodotti all'altezza delel aspettative...

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Il mio sogno è di conferire un'azienda che possa stare sul mercato da sola. Avrei chiaramente piacere che la proprietà rimanesse in capo alla mia famiglia, ma anche in presenza di altri soggetti vorrei che comunque avesse gambe, struttura e autonomia.

2 marzo 2017

Venerdì 3 marzo Nicola Rosset (#SaintRoch) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, Domani, venerdì 3 marzo, ventidusima puntata di ImpresaVda. su Radio Proposta in Blu. Anche quest'anno per le prime 24 puntate abbiamo come sponsor la BCCValdostana. Questa settimana tocca a Nicola Rosset, amministratore delegato di Saint-Roch. 

Il prossimo appuntamento sarà, dunque, Venerdì 3 marzo, sempre alle 9,30. Qui - se te la sei persa - trovi l'intervista della scorsa settimana. Al posto dell'annunciato Roger Tonetti, Presidente di Vallée d'Aoste Structure, è toccato ad Antonio Di Blasi, responsabile degli incubatori di impresa.

Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana trovi l'intervista a Antonio Di BlasiDopodomani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

Buon ascolto. 

14 novembre 2016

#Berebene e #Bibenda premiano #LesCrêtes


L’azienda Les Crêtes continua a raccogliere segnalazioni positive del suo lavoro. Il Pinot Nero 2015 ha ottenuto l’ambito Oscar per  l’ottimo rapporto qualità/prezzo nell’edizione 2017 del Berebene, la pubblicazione di Gambero Rosso che vuole valorizzare i vini di maggior consumo e con il migliore rapporto qualità/prezzo. La presentazione della guida Berebene ed il wine tasting si sono svolti domenica 13 novembre a Torino in occasione di Gourmet al Lingotto Fiere, in Via Nizza 29. Soddisfazione anche per l’attribuzione dei 5 grappoli per il Chardonnay Cuvée Bois 2014 dalla storica Guida BIBENDA edizione 2017, da diciotto anni il testo di riferimento per il mondo del Vino. La premiazione dei vini avverrà ufficialmente sabato 19 novembre 2016, a Roma, nella consueta cornice dell’Hotel Rome Cavalieri.

«Prodotti di orgoglio, passione e frutto di un lavoro che è stile e continua soddisfazione per la nostra azienda. - spiega in una nota la famiglia Charrèere - È la conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione, con l’obiettivo di continuare a produrre vini di altissima qualità che propensione all'innovazione. La valorizzazione della viticoltura locale, insomma intima anima, tutta spirito e profumi, della nostra Valle.Occorre continuare su questa strada: identità e qualità sono asset fondamentali per la promozione del vino valdostano sul mercato nazionale ed estero».

6 ottobre 2016

Il VdA Torrette Superieur 2014 doc di Maison Anselmet conquista #WineSpectator


Wine Spectator, opinion leader di riferimento per il mercato nordamericano dei vini, ha assegnato al Vallée d'Aoste Torrette Superieur 2014 della valdostana Maison Anselmet un punteggio elevatissimo (91 su 100), un riconoscimento quasi inaspettato per la Maison anche in considerazione del fatto che questo è un vino base.

La degustazione effettuata da Wine Spectator ha una procedura ben precisa e ormai consolidata, il tasting viene fatto all'insaputa del produttore, la bottiglia è acquistata e valutata direttamente dalla redazione, quindi niente trucchi e niente inganni per totale trasparenza nei confronti dei consumatori che si affidano al giudizio di giudici tanto esperti quanto severi.

«Per noi qualsiasi vino, - commenta Giorgio Anselmet  - dal più semplice sino ai pluri-premiati Semel Pater e Chardonnay èlève en fût de chêne, merita la stessa cura e attenzione sia in cantina sia in vigna. La nostra Azienda ha una reputazione di alta qualità, conquistata in anni di duro impegno e ci impegniamo giorno dopo giorno per conservarla, sicuramente il giudizio di Wine Spectator mi rende doppiamente felice proprio perchè ad aggiudicarselo è stato un vino per noi considerato base e perchè tengo alto il valore della mia terra».

In effetti la Cantina di Villeneuve tende a mandare in degustazione per la pubblicazione sulle guide i vini della gamma alta: ora stanno uscendo i primi risultati 2017 e da Gambero Rosso sono stati assegnati “Tre bicchieri” allo Chardonnay èlève en fût de chêne, per Slow Food invece il Petite Arvine é “Grande vino”, infine Bibenda ha assegnato i 5 grappoli a Le Prisonnier; ricevere da Wine Spectator un punteggio così alto per  un vino base è motivo di grande orgoglio.

Il Torrette Superieur che tanto incontra il gusto americano, è un vino autoctono, regolato da disciplinare DOC/DOP  ricavato  da uve Petit Rouge, Cornalin, Fumin, Mayolet. È prodotto e largamente diffuso in Valle.

L'annata 2014, in particolare, è caratterizzata da equilibrate note di ciliegia e fragola, con buona sapidità e un ottimo bilanciamento tra acidità e zuccheri, in bocca lascia una leggera nota tannica favorita dall'affinamento in barrique francese. Sono queste le caratteristiche che, secondo Wine Spectator, gli hanno fatto meritare questo punteggio così alto. 

21 luglio 2016

Stefano Celi riconfermato alla guida della #VIVAL


Stefano Celi
Stefano Celi presidente uscente della VIVAL è stato riconfermato all’unanimità, durante l’assemblea di mercoledì 6 luglio, alla guida dell’Associazione Viticoltori della Valle d’Aosta per il prossimo triennio. Nella VIVAL sono riuniti le sei cooperative vitivinicole valdostane, l’Institut Agricole Régional e 25 produttori vitivinicoli rappresentando circa il 90% della produzione regionale di vino DOC, circa 2 milioni di bottiglie, destinate al mercato nazionale ed internazionale. La VIVAL è inoltre associata al Movimento Turismo del Vino per la promozione di eventi enoturistici in primis la manifestazione “Cantine Aperte”.

Riconfermato anche il direttivo composto da Daniele Domeneghetti dell’Institut Agricole Régional, Daniela Dellio di Maison Agricole D&D, Sandro Théodule de La Crotta di Vegneron, Mario Dalbard di Caves Cooperatives de Donnas, André Gerbore della Cave des Onze Communes, Ivan Spatari della Cave Mont Blanc, Didier Gerbelle dell’azienda omonima e Sara Patat della Coenfer.


«Sono onorato di questa rinnovata stima nei miei confronti e nei confronti del direttivo. In questi tre anni abbiamo lavorato per fare sistema come ci eravamo prefissi raggiungendo buoni risultati, non ultimo la riuscita della prima edizione di Vins Extrêmes dello scorso novembre e della quale stiamo già organizzando la seconda edizione che si terrà nel 2017. - ha dichiarato Celi - Per il futuro intendiamo proseguire su questa strada con l’obiettivo di valorizzare sempre più i nostri vini ed il nostro territorio e di portare le nostre problematiche all’attenzione dei vari organismi nazionali e internazionale che si occupano di vitivinicoltura continuando i rapporti instaurati in questi anni con Cervim, Arev e rappresentanze di produttori di zone simili alla nostra». 

7 giugno 2016

#MaisonAnselmet: 10 anni per un nuovo #Prisonnier

Nel settore agricolo il processo di riproduzione è particolarmente affermato, per quanto riguarda le piante è sufficiente moltiplicare un frammento vegetale, come una radice o un ramo, per avere un prodotto dalle caratteristiche uniformi, sempre ripetibili. Per estendere la superficie di una vigna, quella de Le Prisonnier, Maison Anselmet deve dedicare ben dieci anni.
 Cinque anni fa, Giorgio Anselmet decide di selezionare le viti già presenti nelle vigne de Le Prisonnier. «Ho scelto questa vigna perché rispondeva alle condizioni necessarie: prima di tutto sarebbe stato possibile recuperare uno spazio di dimensioni interessanti - spiega Giorgio - per poterla espandere. Tramite terrazzamenti non più in pietra, il cui costo costruttivo avrebbe comportato spese improponibili, ma in tronchi di castagno, abbiamo recuperato quasi 2.800 mq». In questa superficie potranno essere piantate circa 2.800 barbatelle, mantenendo la densità di 10.000 ceppi per ha, confidando in una percentuale di attecchimento prossima al 98%.
A partire dalla vigna esistente è stato necessario un lavoro particolarmente impegnativo di selezione delle viti, sono state identificate ed escluse le più deboli, quelle non perfettamente sane o infine quelle maggiormente sofferenti ai (pochi) parassiti. «Un lavoro lungo protrattosi per oltre tre anni! Insieme a mia moglie Bruna Cavagnet che dirige tutte le operazioni in vigna, e con l'aiuto di esperti del settore, abbiamo selezionato e mantenuto le viti migliori. E quindi abbiamo iniziato l'ampliamento delle superfici e provveduto all'acquisto delle barbatelle adatte all'espansione della superficie coltivata».
Il processo che porta alla generazione delle barbatelle è lungo ed insidioso che si sviluppa presso strutture autorizzate. Dopo la selezione del 'genitore' si avvia il processo di generazione dell'apparato radicale con una prima fase di spinta per la formazione della radice ed una seconda, con forzatura in serra, per il potenziamento dell'apparato stesso. Tra selezione e clonazione sono stati necessari altri due anni di attesa affinchè le barbatelle potessero essere acquistate.

Ora arrivando nella corte di Maison Anselmet c'è una piccola foresta di barbatelle pronte per la messa a dimora in vigna. Le piantine hanno un apparato radicale già abbastanza sviluppato, con la contemporanea crescita della parte vegetativa al punto che alcune barbatelle già mostrano un inizio di piccolo grappolo.
Contrariamente a quanto si possa ipotizzare, la fase successiva è operazione altrettanto delicata e ad alta criticità. Gran parte delle barbatelle hanno le radici che si sono estese oltre la calza di contenimento; se venissero piantate così come si trovano, la parti terminali si spezzerebbero, sarebbero schiacciate dal rincalzo del terreno e andrebbero incontro a morte certa.

Il lavoro di Bruna Cavagnet, in questi giorni in vigna è proprio questo! Evitare che accada. Pianta per pianta vanno rimosse le parti terminali in eccesso, procedendo poi con una piccola trivellazione e deponendo sul fondo del 'foro' uno strato spesso di torba morbida che impedisca l'impatto violento della barbatella con il terreno e predisponga l'ambiente per un sviluppo corretto, in termini di direzione e forza.
Se poi tutto va secondo quanto previsto occorrerà attendere ancora tre anni per avere delle viti con un solido impianto produttivo, un paio di vendemmie per valutarne la reale qualità senza alcun risultato significativo in cantina e poi ….

In pratica passeranno dieci anni dall'idea al primo risultato con una sola certezza, l'assenza di certezze. I presupposti sono buoni anzi ottimi, l'emozione negli occhi di Cavagnet nel guardare le nuove barbatelle è emozione vera, quella che aiuta nei momenti di dubbio, l'entusiasmo di Giorgio nel parlare del prossimo vino, quello che ancora non sa come sarà, una garanzia.

La vigna di Le Prisonnier è una vigna fortunata. È stata impiantata secoli fa in quella posizione, non è stata espiantata come successo ad altri vigneti in tempi recenti, è stata riscoperta quasi per caso e recuperata da agricoltori preparati. Cavagnet commenta senza distogliere lo sguardo dalla sua vigna «La maestria che deriva dalla tradizione da sola non basta a migliorare, il lavoro dei nostri nonni è stato importante, ma per noi è una partenza non un arrivo, deve aiutarci a farci dire: ecco come saremo e non ecco come eravamo!».

11 aprile 2016

#Vinitaly: a Stefano Celi la Medaglia di #Cangrande

Stefano Celi (a sinistra) con l'Assessore all'Agricoltura della Regione Valle d'Aosta Renzo Testolin
Domenica 10 aprile, nell’ambito della cerimonia inaugurale di Vinitaly, 50° Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati di Verona, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, il Presidente dell’Associazione Viticoltori Valdostani-VIVAL Stefano Celi è stato proclamato Benemerito della vitivinicoltura italiana e ha ricevuto la Medaglia di Cangrande.

Il riconoscimento, istituito nel 1973, premia ogni anno, per ogni regione d’Italia, una persona che si sia distinta per aver saputo promuovere e valorizzare la cultura vitivinicola del proprio territorio.

La VIVAL, che raggruppa le sei cooperative vitivinicole valdostane, l’IAR e 25 produttori privati, è nata nel 2013 con lo scopo di promuovere e sostenere la viticoltura e le sue produzioni. In qualità di suo presidente Celi è stato ritenuto meritevole dell’onorificenza per l’importanza dell’attività svolta in questi anni dall’Associazione a tutela e promozione, in primis, del settore vitivinicolo valdostano e, più in generale, della viticoltura di montagna, in particolare con l’organizzazione, nel 2015, della prima edizione di Vins Extrêmes – Il meglio dei vini d’alta quota. La manifestazione, a carattere biennale, nella sua prima edizione ha saputo attrarre oltre 60 produttori dell’arco alpino e di altre realtà territoriali eroiche e ha saputo valorizzare le produzioni di qualità in contesti particolarmente difficili.

9 aprile 2016

#Intravino segnala l'eccellenza dei Fratelli #Grosjean


Il noto Wine Blog Intravino ha stilato una classifica con le migliori 100 cantine d'Italia nel 2016.
Unica cantina valdostana selezionata quella dei fratelli Grosjean.


4 aprile 2016

La #Vival al #Vinitaly

La VIVAL Associazione Viticoltori della Valle d’Aosta sarà presente da domenica 10 a mercoledì 13 aprile (Padiglione 12 stand A3-C3) alla 50 edizione di Vinitaly di Verona, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino.
Saranno 17 i produttori presenti alla manifestazione e altre 3 le aziende che parteciperanno con i loro vini proposti dai sommelier dell’AIS Valle d’Aosta. Le aziende aderenti sono 5 in più dello scorso anno.
Oltre alla VIVAL, uno spazio istituzionale è dedicato al CERVIM, Centro internazionale per la viticoltura di montagna, che in occasione della manifestazione, lunedì 11 alle 11.00 nella sala polivalente del Padiglione Lombardia, presenterà l’edizione 2016 del concorso internazionale dei vini.
Saranno inoltre presenti l’Assessorato all’Agricoltura e Risorse Naturali e l’Assessorato al Turismo per promuovere il territorio valdostano e le sue eccellenze.
Uno spazio sarà dedicato a degustazioni ed eventi, spazio condiviso con l’Enoteca Regionale della Liguria, complice l’affinità territoriale la collaborazione con la Regione Liguria è di anno in anno più solida.
“Vinitaly è da sempre una vetrina molto importante per il nostro settore” dichiara Stefano Celi Presidente della VIVAL “è un’occasione unica, in pochi giorni di fiera è possibile raccontare le nostre eccellenze ad un pubblico interessato ed interessante, incontrare clienti, esportatori, esperti del settore di tutto il mondo”.

Aziende presenti:

Maison Agricole D&D de Dellio Daniela – Aosta
Di Barrò di Rini Elvira Stefania – Saint Pierre
Maison Vigneronne Grosjean Frères – Quart
Ottin Elio - Aosta
Gerbelle Didier – Aymavilles
Cave Mont Blanc – Morgex
Cooperativa Enfer – Arvier
Cave des Onze communes – Aymavilles
La Crotta di Vegneron – Chambave
Institut Agricole Régional – Aosta
Lo Triolet di Marco Martin – Introd
Le Clocher di Danilo Charrère – Jovencan
La Source – Saint Pierre
Rosset Terroir – Quart
Caves Cooperatives de Donnas – Donnas
La Kiuva soc. Coop. – Arnad
Braga Edoardo – Quart
Aziende presenti solo con i vini:
Pavese Ermes – Morgex
Noussan Franco - St. Christophe

La Crotta di Prado – Jovencan.

31 marzo 2016

#ChardonnayCuvéeBois di #LesCrêtes secondo fra vini i bianchi italiani

L’autorevole rivista Gentlemen ( Class Editori ), con la  firma del noto giornalista Cesare Pillon, ha compilato nel numero in uscita ad  Aprile,  la classifica dei migliori vini bianchi Italiani 2016.

Dall’incrocio dei risultati delle sette guide Italiane di settore   maggiormente  seguite dai “wine lowers “  ( Gambero Rosso,  Espresso, Veronelli, Bibenda, AIS, Cernilli, Maroni ), lo Chardonnay Cuvée Bois  2013 di Les Cretes di Aymavilles si è piazzato sul podio Nazionale dei vini bianchi.

La classifica  vede al primo posto il Cervaro della Sala 2013  di Antinori (Umbria ), con 658 punti, al secondo posto lo Chardonnay Cuvée Bois  2013 Les Cretes ( Valle d’Aosta ), con 653 punti, al terzo posto il Muller Thurgau Feldmarchall 2013 di Tiefenbrunner ( Alto Adige ), con 648,5 punti.

A far la parte del leone nella classifica   per Regioni sono  il Friuli e l’Alto Adige, pari merito  al primo posto del podio con nove vini,  seguono le Marche con tre vini, ed il Veneto con 2 vini.


«Per la Nostra Azienda,  per i nostri. dipendenti,  - spiega Costantino Charrère - questo risultato è motivo  di grande soddisfazione. Ancora una volta  lo  Chardonnay Cuvée Bois prodotto ad Aymavilles,  mette in luce il lavoro della Famiglia Charrère,  che nel solco delle generazioni,  produce  in montagna  con impegno e passione. Ed è anche  motivo di orgoglio per la Valle d’Aosta, territorio unico e irripetibile, in grado di offrire ai Valdostani stessi, ai turisti, e al grande pubblico degli appassionati,  vini bianchi di caratura Internazionale».

2 febbraio 2016

Renato Anselmet (#MaisonAnselmet): «Il #pinotnoir per noi è una grande passione»

Renato Anselmet
Intervista al produttore vitivincolo Renato Anselmet, con il figlio Giorgio fondatore dell'etichetta Maison Anselmet.

Semel pater. Suo figlio Giorgio le ha dedicato un vino. E' un omaggio pieno di affetto ma pure impegnativo...
Il Semel Pater è vinificato con uve di Pinot Noir prodotte da un vigneto situato sul Mont Torrette nel comune di St. Pierre he, come ben sapete, è una zona viticola molto vocata e già citata da diversi autori sin dal 1800. Sono molto orgoglioso che mio figlio Giorgio mi abbia dedicato un vino e lo ringrazio per questo pensiero anche perché letteralmente la frase “Semel Pater Semper Pater” significa: una volta padre, si è padri per sempre. Ovviamente l’etichetta non basta, Giorgio ha prodotto un grande vino come si è dimostrato dai vari riconoscimenti che abbiamo ricevuto quest’anno come, ad esempio i tre bicchieri del Gambero Rosso.

E' un vino che soprattutto racconta la passione di famiglia per il Pinot Noir
Il Pinot Noir per noi è veramente una passione perché riteniamo che questo vitigno dia la massima espressione di un vino sotto l’aspetto degustativo ed enologico.

Per par condicio ricordiamo anche lo spumante “perlabruna” che Giorgio ha dedicato alla moglie...
Il Perla Bruna è un metodo classico di Chardonnay barricato e Blanc de Morgex che affina sui lieviti dai 36 ai 42 mesi. È letteralmente una dedica a Bruna, la moglie di Giorgio, che si occupa di tutta la parte di gestione della vigna, dalla potatura alla vendemmia.

Attualmente quante bottiglie producete e che tipologie di vino proponete?
Annualmente produciamo dalle 80000 alle 100000 bottiglie con 20 tipologie divise in 70% rosso e 30% bianco. Per quanto riguarda i vini rossi, abbiamo 2 vini che fanno la parte di affinamento solo in acciaio mentre tutti gli altri fanno la parte di affinamento in barrique.
Per i bianchi, invece, è il contrario. Facciamo passare in barrique lo Chardonnay e la Petite Arvine mentre gli altri fanno solo la parte in acciaio.

Che cosa ci dobbiamo aspettare dall'ultima vendemmia?
La vendemmia 2015 è stata, sotto l’aspetto sanitario, eccezionale. Le uve erano molto sane e ben mature. La resa, però, è del 5-7% minore rispetto agli anni scorsi. Questo perché abbiamo avuto un’estate con temperature molto alte e poche precipitazioni.

Voi avete una cantina realizzata con molto gusto e soprattutto molto accogliente. C'è qualche visita di qualche appassionato che merita di essere raccontata?
Quando siamo partiti per costruire la cantina avevamo parecchi dubbi su come impostarla. La prima necessità era quella di far sposare la funzionalità e la tecnologia, in modo da poter lavorare comodamente e in modo durevole. Cosa piuttosto difficile e dispendiosa; nonostante ciò, siamo riusciti a trovare le attrezzature che ci servivano riuscendo ad impostare un lavoro qualitativamente all’altezza delle nostre aspettative. La seconda necessità era quella di poter soddisfare le necessità e le curiosità dei clienti che ci sarebbero venuti a trovare in cantina.Abbiamo pensato, dunque, di costruire la sala degustazioni con un’architettura tipica, in modo che l’ospite si potesse rendere conto di essere in una costruzione valdostana. Sotto l’aspetto della degustazione, essa doveva essere soddisfacente e lasciare un’emozione profonda. Ci piace prenderci cura di chi viene a trovarci e sembra che questo sia apprezzato.

Il vino valdostano sta crescendo sul fronte dell'export. E' un fenomeno che riscontrate anche voi?
Noi esportiamo principalmente negli Stati Uniti, in Giappone, in Francia e in Germania.
Le richieste che ci arrivano dall’estero sono molteplici, ma purtroppo non riusciamo a soddisfarle tutte perché i nostri quantitativi sono piccoli e puntiamo molto a rifornire il mercato locale.

I riconoscimenti non si contano più si va dai Tre bicchieri per Semel Pater al Cangrande...
Si, nell’anno appena passato, fortunatamente, abbiamo ricevuto molti riconoscimenti.
Il primo è stato il premio come Benemerito al Cangrande, poi abbiamo ricevuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso con Semel Pater e le 4 viti di VITAE sempre con il Semel.
Con l’Henri (Syrah) abbiamo vinto la medaglia d’oro al CERVIM e i cinque grappoli di Bibenda.
Slow wine, invece, ci ha premiato sia come azienda (Bottiglia) che come vino, attribuendo alla nostra Petite Arvine il premio di Grande Vino.È sempre un grande onore ricevere questi premi. Sono un po’ il riconoscimento del lavoro che ogni anno svolgiamo dentro e fuori dalla cantina.

Per il 2016 qualche novità da annunciare?
Non abbiamo ancora deciso nulla in quanto dipende molto dall'evoluzione del vino in quanto le variabili in cantina sono tantissime e non sappiamo ancora come questi vini verranno. Dipende dalla qualità dell'uva che portiamo in casa, da come riusciamo a farla evolvere in cantina. In linea di massima dovremmo confermare quanto fatto l'anno scorso.

Nuovi mercati internazionali in vista?
Pensavamo all'Inghilterra però anche lì è dura entrare sul mercato.

Un sogno da imprenditore da realizzare?
Vorrei riuscire a collocare il nostro prodotto nella maggior parte degli hotel stellati in Italia e all'estero. E poi spero che questa crisi finisca al più presto.

20 gennaio 2016

Venerdì 22 gennaio Riccardo Jacquemod (#LaSorgente) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, dopodomani, venerdì 22 gennaio, ImpresaVda. avrà come ospite Riccardo Jacquemod della Cooperativa La Sorgente con lui rifletteremo di Terzo Settore.

L'ospite della scorsa settimana è stata  Renato Anselmet, fondatore dell'omonima etichetta oggi portata avanti con successo dal figlio Giorgio. Qui (se te la sei persa o la vuoi riascoltare) puoi trovare la sua intervista.

Il prossimo appuntamento, patrocinato dalla BCC Valdostana, sarà, dunque, Venerdì 22 gennaio, sempre alle 9,30. Avrò come ospite Riccardo Jacquemod de La Sorgente,

L'intervista a Jacquemod sarà anche pubblicata sul Corriere della Valle in edicola la prossima settimana. Sul Corriere di questa settimana trovi invece quella a Anselmet.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

Buon ascolto. 
 

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